LA PERUGIA SVELATA.

PERUGIA E I SUOI PROBLEMI

UN IMPEGNO CONCRETO!

Il nostro intento, con questa pagina, è quello di portare alla luce la verità dei reali comportamenti che ci sono sotto a quello che ci racconta la politica dei partiti per quanto riguarda le pur vere ma superficiali constatazioni del degrado e dell'incuria lasciate avanzare dalla poca e malfatta manutenzione che l'amministrazione comunale effettua sul verde pubblico, sull'atteggiamento di quasi noncuranza del degrado dei quartieri che avanza inesorabile, sulla quasi nulla capacità di far fronte per fermare la prostituzione, la criminalità, lo spaccio della droga e del malcostume di soggetti asociali che recano dei danni alla città ma soprattutto ai cittadini.

Siamo convinti che questo nostro impegno potrà, in qualche modo, far cambiare prospettiva di intervento alla politica comunale, concretizzando ancora maggiormente ciò che la stessa può e deve fare, per garantire ai nostri concittadini la massima sicurezza possibile.

Giampiero Tamburi


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 Una favola attuale nel nostro Comune.

Gli stivali delle sette "Leghe".

Racconta la novella che "gli stivali delle sette "Leghe" sono stivali magici, in grado di far compiere al possessore sette leghe con un solo passo. Hanno anche la capacità di adattarsi al piede di chi prova ad indossarli."

Mi era giunto alle orecchie che fino a poco tempo fa, non si sapeva che fine avessero fatto perché il precedente proprietario, un furbissimo gatto, le aveva nascoste così bene che nessuno era riuscito a ritrovarle, fino a quando un amministratore comunale, che aveva vinto le elezioni amministrative ed era riuscito a portare il suo partito all'interno del Consiglio, di un Comune che conosco molto bene, le ha ritrovate ed indossate.

Da quel giorno, nel Comune di quell'amministratore, tutto è cambiato ma, sfortunatamente, non in meglio; perché chi le ha indossate non ha saputo utilizzarle al meglio delle loro capacità!

Sarà per questo che tanti ed importanti problemi di quello sfortunato Comune non hanno trovato soluzioni adeguate.

Per esempio la vittoria sulla criminalità, sullo spaccio, sulla prostituzione in molti quartieri: soprattutto in quello chiamato da tutti Fontivegge non ha avuto esito positivo, seguitando, perciò , a procurare ancora maggiori danni a tutti i cittadini.

Altro esempio; la messa in sicurezza del fondo stradale delle strade interne alle arterie principali della città, lasciate perennemente con buche o, ancora più pericolosi, avvallamenti dovuti agli alberi che fiancheggiano le relative strade, come ad esempio quelli esistenti nella strada Fosso dell'Infernaccio che porta allo svincolo di Prepo.

Per non parlare poi dei parchi pubblici della città; autentici gioielli di verde della nostra Perugia; se soltanto fossero tenuti in maggiore considerazione dandogli la manutenzione che dovrebbero avere per poter essere nelle condizioni di accogliere, senza pericoli, la famiglie e chi volesse approfittane per trovarvi un poco di relax.

Le sette "Leghe" che quell'amministratore può fare con un passo di quei stivali, sono solo roboanti dichiarazioni che non sono veritiere e che non portano da nessuna parte perché servono solo a gonfiare suo il partito.

D'altro canto, in quel Comune, ci sembra che il sindaco che dovrebbe verificare certi comportamenti, abbia di fatto, abdicato!

Giampiero Tamburi


 CI DIA ASCOLTO SIGNOR SINDACO!

Oggi 2021, come già fece senza successo nel 2014, il nostro sindaco Andrea Romizi ci rimette di nuovo la faccia nel cercare di sanare il problema delinquenza che attanaglia Fontivegge e questa volta non poteva non trascinare l'assessore competente Luca Merli (Lega) nella capitolazione che inesorabilmente ne seguirà!

È assolutamente dimostrato, per i fatti che quotidianamente leggiamo nelle cronache cittadine, che la politica comunale e soprattutto l'assessore suddetto, pur avendo nelle sue mani le leve necessarie per risolvere il problema della criminalità a Fontivegge, o dove questa agisce nell'ambito del territorio comunale, non riesce ad essere incisiva e determinata a, non dico a risolvere ma quantomeno, ad arginare il fenomeno criminalità in quel di Fontivegge e nel resto del territorio della città.

Non c'è dubbio, visti i fatti incontestabili (risse, droga e prostituzione che quotidianamente avvengono ovunque), che in fondo "Perugia: Social City" ha ragione quando asserisce che c'è qualcosa che ancora la politica cittadina non percepisce dei comportamenti di questi soggetti?

Indubbiamente le Forze dell'Ordine fanno di tutto nel loro ambito ma non possono fare altro che intervenire quanto il fatto è già accaduto: e qui casca "l'asino comunale" perché se la Polizia, i Carabinieri hanno la possibilità di mettere in atto momenti di repressione, il Comune; o meglio le persone che noi cittadini abbiamo con tanto entusiasmo votato alla nostra rappresentanza, dimostrano di non essere in possesso delle chiavi o quantomeno di non saperle usare, per mettere in atto concreti momenti di prevenzione!

Non crede Lei che le sue ordinanze che blindano le scale del Duomo, che chiudono le strade del centro, che vietano la vendita di alcolici da una certa ora di notte, e quanto più ne ha più ne metta, servono quasi a nulla?

Cerchi di fare la cosa giusta! Apra un tavolo di confronto e di discussione (reale) con i suoi cittadini e le loro associazioni che non siano della sua parte politica, offrendogli una collaborazione veramente concreta, ascoltando e mettendo in pratica le soluzioni che hanno da offrirgli.

Magari anche facendo partecipare e dando ascolto a quello che ha da dire l'opposizione che siede accanto a lei in Consiglio. Forse, facendo in questo modo, potrà incidere più a fondo sulle problematiche che affliggono Perugia.

Giampiero Tamburi


 I MINI-PARCHI DELLA VERGOGNA!

Non c'è più giusto del detto popolare che dice "Dove non c'è il gatto i topi ballano" per dimostrare come, dove non arriva la politica comunale è scontato al cento per cento che il posto viene occupato da gente che mette in atto una inciviltà urbana individuale o di gruppo.

Questa sorte, per quanto riguarda il verde pubblico, specialmente per i così detti "mini-parchi" che in città sono abbastanza numerosi, non gli viene certo risparmiata.

Oggi tocca al piccolo parco, che non ha neanche un nome, tra via A. Diaz e via Martiri dei Lager (leggi qui), come dagli anni scorsi fino ai giorni di oggi, tocca ed è toccato al mini-parco di via del Palio (zona Prepo), come a quello di via Pietro Aretino (zona Pallotta); ed in chissà quanti altri sparsi per tutta Perugia.

Ora c'è da domandarsi: perché "il gatto" (la politica comunale) non va a cacciare "i topi" (l'inciviltà urbana) da questi beni pubblici?

Per darsi una risposta, "Perugia: Social City" potrebbe azzardare alcune ipotesi!

La prima che ci viene in mente è quella della scarsa rendita di guadagno politico ,tra spesa ed impresa, che comporta stare dietro a questi piccoli (ed insignificanti per loro) "pezzetti di verde". Se fosse così sarebbe molto grave e pericoloso per i cittadini che sono interessati perché vorrebbe significare, senza ombra di dubbio, che il benessere dei medesimi, al contrario di quello che seguitano ad affermare, non conta assolutamente nulla se non porta vantaggio al momento del voto!

La seconda, è che chi è stato demandato dal suo sindaco alla tutela del verde, sia entrato, per una ragione o per un'altra, in una fase di confusione politica e che non sappia più che "pesci politici/amministrativi" pigliare per poter assolvere, in altri modi più consoni, alla tutela del medesimo bene pubblico.

La terza ipotesi potremmo concretizzarla dicendo che è difficile fare "le nozze con i funghi (o con i fichi, vedete voi). Il che significa che, quando sono stati attribuiti i capitolati di spesa, nel bilancio comunale, le somme stanziate sono state valutate, di proposito o non, in modo palesemente errato; ma questo si potrebbe facilmente risolvere con una integrazione di spesa.

Un fatto è certo; vuoi per una causa, vuoi per un'altra, chi ci rimette, sia fisicamente che intellettualmente, è sempre e comunque il povero cittadino"

Giampiero Tamburi


 Il simbolo del fascio littorio deve rimanere visibile a tutti.

IO SONO D'ACCORDO CON IL SINDACO DI PERUGIA

Il sindaco Andrea Romizi ha ragione quando dice che i fasci littori del Mercato Coperto sono una scelta tecnica e che la storia non si cancella.

Ed è appunto perché la storia non si cancella che devono restare lì, visibili a tutti, come monito ai cittadini di Perugia perché ricordino come l'Italia era guidata dall'ideologia fascista e quello che c'era dietro a quel simbolo del littorio.

Ne vogliamo nominare alcuni esempi?

Il fascismo ha tolto la libertà ai cittadini: libertà di voto, di associazione, di sciopero e di opinione.

Il fascismo eseguiva regolarmente pene di morte: 42 fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale.

Il fascismo ha elargito 27.735 anni complessivi di carcere e confino politico
Il fascismo ha condannato per reati politici, attraverso i suoi tribunali speciali 4.596 italiani, di cui 697 minorenni.

Il fascismo ha sradicato 80.000 libici dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica.

Il fascismo ha ucciso 700.000 abissini nel corso della impresa Etiopica e nelle successive operazioni di polizia.

Il Fascismo è responsabile della morte di 350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi nella Seconda Guerra mondiale; di cui 3.000 italiani morti in Spagna, 140.000 italiani morti in Russia, 30.000 italiani morti in Grecia, 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all'estero, migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città, innumerevoli combattenti degli eserciti avversari ed i civili che morirono per le aggressioni fasciste, 45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 15.000 dei quali non fecero più ritorno, 8.500 ebrei italiani di cui 7.800 sono morti, 40.000 internati militari nei lager tedeschi, 600.000 prigionieri di guerra italiani che languirono per anni rinchiusi in tutte le parti del mondo.

E noi dovremmo togliere dal muro del mercato quel simbolo del fascio che ci ricorda tutto questo? Non è giusto; ne per chi è morto a causa sua, ne per le generazioni di giovani che dovranno sempre tenere a mente i grandi danni subiti da quel fascio attaccato al muro!

Giampiero Tamburi


IL SINDACO, LA GIUNTA E LE BUCHE NELLE STRADE DI PERUGIA.

È in sindaco e la giunta che corrono dietro alle buche delle strade o sono le buche che si divertono a farsi inseguire dal sindaco perché più veloci, a ricomparire, della stessa amministrazione comunale a "tapparle"?

Questo è il dilemma che "Perugia: Social City" si pone nel vedere le nostre strade che diventano sempre più come il greto di un fiume in secca!

Il sindaco Andrea Romizi fa scrivere nei giornali quotidiani (vedi PerugiaToday): "Nonostante le polemiche e segnalazioni che giornalmente arrivano sui social o dalla stampa, da tempo Amministrazione ed uffici stanno lavorando alacremente per restituire alla città strade finalmente risanate....".

E ancora "Questa Amministrazione, quando si è insediata, ha compiuto una scelta politica precisa, ossia di tornare ad investire sulla manutenzione delle strade ritenendola una priorità".

Forse, visto i pochi risultati ottenuti, hanno sbagliato sul calcolo dei soldi da investire!

E ancora con parole che a noi sembrano tanto una sonora giustificazione al proprio operato inefficiente: "Abbiamo ereditato una città con criticità incredibili (strade dissestate, illuminazione antica e fuori norma, connessione ad internet inesistente); dopo un lungo lavoro, avviato in questi tre anni, saremo in grado a fine legislatura di restituire alla città un'infrastruttura digitale unica a livello mondiale, un'illuminazione totalmente rinnovata ed in regola con le normative, strade ben mantenute e sicure, non solo nelle principali zone di ingresso a Perugia, ma anche nelle aree periferiche".

Chi vivrà vedrà!

Ma comunque è da ricordare che sono già quasi sette anni che questa amministrazione ci "amministra" e in sette anni... ai voglia di strade che si potevano mettere al posto!

Certo, di chiacchiere a giustificare il proprio operato (o non operato), se ne possono fare una infinità ma purtroppo, come è un modo di dice; "Il morto è sulla bara" e vedendo le strade della nostra città tutto si può dire meno che va tutto bene e tutto è liscio come un biliardo e appunto, per lo stato in cui versa la viabilità urbanistica della città, c'è da domandarsi se le buche sono più svelte a riformarsi che la tenue bitumatura che gli operai del Comune mettono per coprirle.

In ogni modo, stimatissimo sindaco, si potrebbe fare meglio di così!

Giampiero Tamburi


 LA POLITICA COMUNALE:

la "Fenice" che non risorge dalle proprie ceneri!

Scoperto a urinare su un portone, beneventano multato a Perugia;

Perugia, sgomberata palazzina-rifugio dei senzatetto;

"A spasso in corso Garibaldi col coltello";

Coltellate in centro storico, sangue in via della Viola a Perugia, straniero ferito

Polizia Locale: incessante l'attività contro abusivismo, degrado e disagio sociale, 

ecc...ecc...ecc...!

Questi sono solo alcuni fatti avvenuti di recente nella nostra città ma di queste realtà di comportamenti anti sociali se ne sono visti in passato, si vedono al presente e se ne vedranno in futuro ancora in abbondante quantità.

La domanda è questa: serve che seguitino ancora a succedere altri fatti incresciosi nella nostra città perché si dica, con sicurezza, che la politica comunale, anzi, che la maggioranza comunale, anzi, che la giunta comunale, anzi, che il sindaco Andrea Romizi hanno fallito nel dare una pur minima sicurezza, sia di giorno che di notte, nelle nostre strade?

Si obbietterà: "Ma in moltissime altre città ci sono le stesse incresciose situazioni di anti socialità come qui da noi a Perugia!".

Sicuro! Ma questo significa solo che nelle città interessate, ugualmente come da noi, la politica comunale sta fallendo!

In questo disastroso contesto ci sono gli assessori, titolari delle deleghe comunali al quale settore vanno attribuiti questi fatti , che si affannano nei giornali locali, come nelle televisioni locali, a puntualizzare che sono pronti, ad ogni situazione che si verifica in tal senso, a far intervenire prontamente la Polizia Municipale per ripristinare l'ordine dove sia necessario.

Ma è proprio questo il punto da discutere con la massima sollecitudine ed attenzione perché è proprio da questa necessità di intervenire che si evince, in modo chiaro, l'inefficacia e la non capacità della politica del nostro Comune di prevenire attraverso modi adeguati questi eccessi di malcostume, criminalità, vandalismo, degrado, disagio sociale fino allo spaccio ed al consumo della droga.

Le "male-movide"e i loro eccessi, che in questi mesi si affannano tanto a voler far cessare senza minimamente riuscirci, non sono le cause primarie di questo stato di cose ma niente altro che i sintomi finali di una sofferenza individuale e sociale, attribuita erroneamente alla mancanza di socialità per la pandemia, della quale gli stessi responsabili politici comunali, non sanno ne individuare con chiarezza ne porvi un altrettanto efficace rimedio.

Cosa vogliamo allora?

Come possiamo credere e pretendere che i problemi della nostra città non vedano gli eccessi di mal comportamento che si verificano finché noi cittadini non saremo capaci di scegliere i giusti amministratori comunali?

Giampiero Tamburi


 LA LIMITAZIONE DEL COMMERCIO A PERUGIA.

'Evitare le situazioni di insicurezza e di disordine'!

Queste sono le motivazioni che hanno indotto il gruppo comunale di FdI (magari tirandosi dietro anche quelli della Lega) presso il Consiglio comunale di chiedere un nuovo regolamento comunale per rendere la vendita di alcolici nel territorio di Perugia più stringente.

Come al solito la visione che hanno i nostri politici comunali (e non solo) di una certa tendenza politica per far tornare la legalità nelle nostre strade, è alquanto ristretta; vedono solo la possibilità di reprimere tutto a tutti i costi, senza neanche lontanamente pensare di poter mettere in moto degli strumenti politici, sociali ed economici, per poter individuare, quantomeno, se esistesse una possibilità di far comprendere a chi di dovere una nuova strada di comportamento da percorrere.

La limitazione del commercio che FdI vuole fare nel territorio comunale è, senza alcun dubbio, una delle limitazioni alle libertà personali garantite dalla nostra Costituzione, la quale limitazione, non interessa solo il libero commercio ma, soprattutto, è una limitazione alle libertà sociali che colpiscono ogni singolo cittadino; punto di partenza che può portare a delle restrizioni di libertà già viste nel secolo passato.

Se questo provvedimento venisse approvato dal Consiglio comunale, fa automaticamente assumere allo stesso e soprattutto al sindaco della nostra città, gravi responsabilità a livello sia comunale, regionale che nazionale.

Poi, per rendere la faccenda più "digeribile" alla città, si parla dell'attività di commercio dell'Afro Market a Fontivegge, come se tutto fosse responsabilità loro.

Si capisce che per i signori che denunciano queste malefatte fa gioco politico ma, a noi di "Perugia: Social City" ci sembra un tantinello strumentale!

Giampiero Tamburi


 CACCIA AGLI "AVVINATI DEL CENTRO STORICO".

Sembra una caccia alle streghe il provvedimento anti-movida messo in atto dagli "inquisitori" comunali di Perugia.

Un continuo ed inutile correre dietro per far salire sul "rogo" dell'inevitabile multa che ne consegue (!) gli avvinati che si espongono nelle principali piazze del centro storico (e se guardassero bene anche nelle periferie) della nostra bella Perugia.

Ma come tutti sappiamo dalla storia, l'inquisizione non ebbe la vittoria sulla stregoneria; tutti gli inquisitori finirono di essere tali mentre le streghe ancora stanno facendo il loro mestiere!

Ugualmente sta succedendo ai nostri inquisitori comunali; loro non ci saranno più mentre le movide intorno al fuoco dell'alcol e dello sballo non cesseranno di esistere.

Ma tutto questo perché? Perché la forza propulsiva delle movide è incontrollabile? No certamente!

Soltanto perché i nostri inquisitori comunali non sanno che pesci pigliare e, come al solito, mettono in atto sistemi puramente repressivi senza minimamente pensare di poter risolvere la questione attraverso altri canali più socialmente efficaci.

È evidente che, nel contesto di ciò che succede, manca all'inquisitore comunale l'osservazione oggettiva delle reali dinamiche di ciò di cui stiamo parlando.

Il comportamento che tengono i giovani in questi frangenti è una questione non di solo comportamento antisociale ma di una questione molto più complessa che non può essere definita semplicemente come una faccenda di ordine pubblico.

Il problema non sta nella movida in se per se la quale, se fruita in senso corretto, significa razionalità nel modo di vivere, una forza economica e sociale di utilizzo dei centri storici e dello spazio urbano, tanto per citare alcune sue peculiarità.

Una città che "vive" non può fare a meno della movida!

Ma se, purtroppo, come avviene di questi tempi, queste movide si manifestano come patologie anti sociali, utilizzando le piazze delle città come terra franca, senza legge e senza regole, forse la colpa non è del tutto di chi si atteggia in tali modi ma, cosa molto più probabile, è il risultato di una incapacità di chi gestisce la città, sia nelle forme che nelle sostanze.

Lasciando tutto da discutere sulle responsabilità di come la politica urbana abbia tralasciato qualcosa di socialmente importante che se messa in atto non avrebbe permesso di arrivare a questi eccessi, c'è da mettere in evidenza come sarebbe possibile evitare la maggior parte di questi assembramenti pericolosi, sparsi per Perugia, solo se venissero offerti spazi pubblici adatti, autorizzando esercizi commerciali di vendita anche fuori dagli orari consentiti, opportunamente organizzati (ed altre necessità come servizi igenici attrezzati allo scopo, ecc).

Forse il modo corretto di gestire questa necessità dei giovani sarebbe quella di agevolarla in maniera opportuna più che reprimerla con multe o divieti assurdi di ogni genere.

Giampiero tamburi  


 Gli innaffiatoi del centro storico:

RASOIO DI OCCAM O SOLUZIONE RIDICOLA?

Il grandissimo problema delle minzioni nei vicoli del centro storico di Perugia deve essere risolto, ma come?

Dice il principio del "rasoio di occam" che la soluzione migliore da prendere per risolvere un problema è in genere quella più semplice da adottare!

Verissimo! Ma se questa soluzione fosse ragionevolmente intelligente: cosa che a noi di "Perugia: Social City" non sembra quella di mettere a disposizione per i cittadini deboli di vescica che urinano in ogni angolo e vicoli del centro storico di Perugia, dopo una notte passata a schiamazzare ed a ingurgitare litri di birra per amore della raggiunta libertà dopo la pandemia!

Perdonateci ma a noi ci sembra più che altro la soluzione dell'amministrazione comunale di nascondere la spazzatura sotto il tappeto, per poi inciamparvi quando questa è diventata troppo ingombrante!

Altra soluzione possibile. Qualcuno consiglia di mettere dei wc chimici monitorati da personale addetto. Benissimo, bella idea! A questo punto però sorge spontanea una domanda: ma questo personale che monitora questi wc va anche in giro per i vicoli del centro a convincere gli organi di smaltimento rifiuti liquidi di questi giovani che è più bello farlo dentro un wc chimico che nel vicoletto scelto da loro?

Signor sindaco, signori assessori, si può fare di meglio!

Come sempre le soluzioni dell'amministrazione comunale della città, nascono e si sviluppano verso soluzioni che sembrano tali mentre, invece, sono sostanzialmente azioni temporanee di rimando del problema perché, come al solito, non sanno che "pesci" pigliare!

Giampiero Tamburi


 AGGRESSIONE A FONTIVEGGE:

Nuova ipotesi di lettura politica.

Nei giorni scorsi, un cittadino è stato minacciato di morte, in piazza del Bacio, da gente che con il loro cattivo atteggiamento, neanche dovrebbe calpestare il suolo della nostra città. È scontato e neanche ci sarebbe da spenderci una parola, che questi individui non possono stare nella nostra città!

Altro episodio verificatosi, sempre nella stessa piazza, come dal racconto della stessa persona che ha subito l'aggressione, il giorno 9 giugno, la banda di cui fa parte il medesimo individuo è stata vista impegnata in una rissa a bottigliate.

Leggendo il fatto nella cronaca locale mi sono reso conto però che è stato solo riportato il fatto accaduto nudo e crudo, senza che nessun giornale (di quelli che ne hanno dato notizia) ha commentato l'accadimento dal lato politico.

"Perugia: Social City" conosce, come tutti i cittadini, i fatti incresciosi e pericolosissimi che accadono in quella zona di Perugia e non possiamo fare altro che esternare il nostro rammarico per una quasi totale incapacità delle autorità comunali di porvi i dovuti rimedi, secondo le competenze che la legge gli autorizza.

Sono molti anni che ci provano senza il ben che minimo successo!

Fermo restando che quello che è accaduto al residente è una cosa grave ed è un fatto che dovrebbe essere e sicuramente lo sarà, sanzionato dalle Forze dell'Ordine nel modo più rapido possibile: tanto più che si parla dell'ipotesi di telecamere che avrebbero ripreso la scena della tentata aggressione e quindi rilevabile in modo inequivocabile, è opportuno e necessario per tutti che si cerchi di capire, al disopra del mero fatto, il notevole significato politico insito nell'accaduto, tutto per la chiara necessità di conoscerne le cause e quindi vedere la pura e semplice realtà che si cela dietro alla semplice cronaca.

Chi ha la bontà di leggermi, avrà notato che i miei interventi scritti sui fatti e nelle situazioni di sicurezza pubblica, verde pubblico, prostituzione, ecc, sono esclusivamente volti a mettere in risalto la strumentalizzazione delle forze politiche di maggioranza dell'assemblea comunale che a tutto mirano fuorché al benessere reale dei cittadini.

Questa verità la dimostra il fatto che si sta mettendo in piedi, dando risalto ad alcuni interventi piuttosto che ad altri, una manipolazione dell'oppinione pubblica, per la necessità di alcuni partiti della maggioranza che governano le problematiche comunali, onde poter giustificare un futuro atteggiamento, da sempre xenofobo e razzista, volto ad atti di estrema repressione per certi persone da loro sempre indesiderate.

Questo tipo di strategia è dimostrata dal fatto che da qualche tempo a questa parte fanno in modo che si parli solo di negozi etnici che non rispettano le regole anti-covid (come se non ci fossero esercizi pubblici non etnici che si comportassero fuori dalle regole); che lo spaccio della droga fosse solo un mercato gestito da extra comunitari e simili (come il nigeriano che nel suo appartamento di via dei Filosofi sono stari rinvenuti 12 chili di droga) quando sappiamo benissimo che i signori che gestiscono questo fiorente mercato, sono di tutte le nazionalità compresa quella italiana; che la prostituzione veda nelle strade solo donne di colore o extra-comunitarie mentre non fanno cenno ai così detti gestori del mercato che sono strettamente legati alla malavita organizzata europea (se non molto spesso italiana) i quali si spartiscono i lauti guadagni ricavati; e così via per altre questioni criminali locali e non.

C'è poi un altro importante aspetto che interessa il lato politico della questione assolutamente da non sottovalutare.

Come si diceva, piena solidarietà al cittadino residente in quanto tale ma, quando si parla di un "cittadino-sentinella", la questione si fa molto più complessa e fuori da qualsiasi scema che autorizzi un possibile intervento sotto questa forma.

Cosa significa essere definito "sentinella"?

Chi ha dato questa qualifica ad un cittadino qualsiasi autorizzandolo a comportarsi in tale modo avvalendosi di quella qualifica?

È stata una certa parte della politica della città o questa "sentinella" agisce per conto delle autorità perché nominata dalle Forza dell'Ordine o dalla Magistratura per tale controllo?

Certo, un cittadino che si imbatte in certe faccende ha quasi l'obbligo, se se la sente e ne ha la forza, di far intervenire chi di dovere ma, preso come un dovere civico e non perché chiamato come "sentinella" da chissà quale presunta autorità a compiere un lavoro che non è specifico di una pseudo mansione data non sapendo con precisione da chi è stato qualificato come soggetto di un non ben definito "corpo di vigilanza".

Giampiero Tamburi  


Il degrado di Perugia, storia vecchia ma sempre nuova.

 Siamo costretti a raccontare sempre le stesse storie perché sono le stesse storie che la politica che amministra Perugia ci fa raccontare.

Non è la prima e non sarà l'ultima volta che noi di "Perugia: Social City" dovremo, forse sarebbe meglio dire costretti, a disquisire sullo stato precario di estremo degrado della palazzina che ospitò la circoscrizione comunale del quartiere della Pallotta, in via Giambattista Vico.

Una piccola cosa, nei confronti di ciò che è il degrado lasciato avanzare nella città da delle amministrazioni comunali che sembrano volgere il loro sguardo su faccende di partito ben più politicamente interessanti delle piccole questioni che riguardano direttamente il buon vivere dei cittadini, come quella che stiamo, per l'ennesima volta, denunciando.

Non è certo il degrado di grandi dimensioni che si può notare a prima vista camminando per il quartiere, motivo di una evidente risonanza mediatica, come la questione dell'abbandono e dell'incuria delle ex segreterie universitarie in via Tuderte, dell'ex capannone della motorizzazione in via Palermo, della sede ex Telecom che si mangia, con il suo degrado, quasi tutta la parte sinistra di via Jacopone da Todi o altre sconcezze celebrate ma, forse, si dovrebbe prendere in considerazione il fatto che le grandi questioni diventano tali essendo state in principio piccole cose!

Via Giambattista Vico è una piccola via traversa a via della Pallotta.

Una via che dal punto di vista della viabilità dice poco o nulla perché è chiusa e non ha sbocchi da nessuna parte in quanto finisce dopo qualche centinaio di metri. Ma da quello della densità abitativa è tutta un'altra faccenda. Enormi palazzi popolari costruiti dall'allora "INA-Casa" che in un tempo abbastanza lontano vennero assegnati a molte famiglie, le quali rappresentavano diverse classi di lavoratori che, ora come ora, sono per la maggior parte anziani e dove, in certi casi i loro discendenti non vi abitano più e hanno dato in affitto a stranieri dopo la dipartita degli antichi assegnatari.

Fatta questa piccola storia veniamo al dunque.

Ad un primo approccio al problema può non sembrare, per i diretti responsabili, una questione di massima importanza ma, guardando e valutandola approfonditamente ci si accorge che sicuramente è una piccola (ma non tanto) e dolorosa spina nel fianco dell'amministrazione comunale e dei nostri signori della maggioranza perché, per la sua definitiva soluzione, non sanno proprio quali pesci pigliare!

La veridicità di questa affermazione la si può dedurre dal fatto che non hanno trovato altra soluzione, per scrollarsela di dosso(!), se non l'assurdità di mettendola in vendita!

Ridicolo!

Ma veramente pensano che ci sia qualcuno disposto a comprare un complesso del genere, non parlando del fatto di come è ridotto, situato in quella zona che strategicamente non rappresenta nulla ne dal punto di vista abitativo ne tanto meno da quello commerciale?

Ma il sindaco, insieme alla sua stimata giunta, non farebbe cosa buona e giusta mettere a posto quell'immobile e farlo gestire da qualche associazione che si occupa dei senza tetto, magari distribuendo dei pasti caldi e dare assistenza, notturna e diurna, a gente bisognosa?

Ma forse, visto come si comporta con le chiusure dei ricoveri per questa gente, è chiedere troppo! La "coscienza politica di partito" dei nostri amministratori non arriva a comprendere tanto e comunque, considerata dal loro punto di vista, non è remunerativa per i possibili voti da "intascare".

Giampiero Tamburi



NO ALLA CHIUSURA DEL DORMITORIO!

(per una questione morale e per una questione politica)

Domenica 23 maggio, alcuni ospiti del Cva dei rimbocchi hanno manifestato il loro disappunto per la chiusura della struttura che li ha ospitati fino a che il sindaco non ha deciso di far venire meno questo benessere per i suoi cittadini senza tetto semplicemente con una delibera, la quale, qualifica inconfutabilmente l'amministrazione comunale per quello che in effetti è.

La ragioni di questa decisione da parte del nostro primo cittadino? Ce ne sono più di una!

La prima sicuramente è quella economica; la possibilità di un risparmio, a qualunque costo, nel bilancio comunale che al momento opportuno gli faccia dire quanto sono stati bravi a risparmiare!

Dimostrazione lampante che per i signori politici i bilanci amministrativi sono più importanti degli esseri umani!

La seconda è senz'altro quella politica! Come potrebbe essere altrimenti? Questi cittadini non portano voti concreti e quindi, a idea loro, è più opportuno e politicamente corretto (!) che si stanzino sei milioni per le strade o per altre opere volute da associazioni che percorrono strade più vicine alla politica di chi detiene il potere decisionale nell'amministrazione comunale, piuttosto che soddisfare le esigenze reali di chi non porta voti (anche se, con tale atteggiamento resta nell'indigenza più assoluta e pericolosa per la loro sopravvivenza)!

Ma non passerà per l'anticamera del cervello dei nostri amministratori la primaria necessità di predisporre un tetto sotto cui collocare queste persone che copra tutto l'anno e sia stabile e duraturo nel tempo?

Strutture abbandonate all'incuria più assoluta, che siano idonee allo scopo una volta sistemate, ce ne sono a vagoni in città!

È troppo chiedere che nei bilanci, che tanto amano fare per soddisfare le loro esigenze politiche, sia compreso un capitolo che dia questa possibilità concreta di realizzare questo dormitorio pubblico?


 FONTIVEGGE; ETERNAMENTE FONTIVEGGE!

Sembra quasi soprannaturale la capacità della zona di Fontivegge di risorgere dalle proprie ceneri (criminali), dopo ogni volta che le forze dell'ordine si impegnano ad azioni concrete di repressione sulla criminalità di quella parte di Perugia.

Comunque, se poniamo attenzione ed abbiamo la capacità di ripercorre, con i ricordi, a ciò che l'amministrazione ha tentato di fare per togliere di mezzo questa piaga della città, non possiamo meravigliarci più di tanto.

Sarebbe ipocrita il contrario perché nel corso di decenni abbiamo visto, uno dopo l'altro, fallire tutti i miseri tentativi fatti dalle varie amministrazioni comunali che si sono succedute, interessandosi (solo politicamente) all'enorme problema di quella parte della città!

Forse (o sicuramente) il motivo del proprio fallimento è dovuto essenzialmente ad una prospettiva solamente di matrice politica (e non sociale) che hanno voluto e saputo mettere in atto, pensando che ciò bastasse a togliere di mezzo, la prostituzione, lo spaccio di droga e la criminalità (micro o macro è la stessa identica cosa) da quella zona.

Non come ultimo atto aprendo, nella zona, una sezione di un partito politico della maggioranza; con la presunzione di pensare che quella mossa di convenienza squisitamente politica e sicuramente non sociale, bastasse ad intimidire i soggetti in questione.

Certo è che il sindaco seduto nello scranno del suo ufficio non si dovrebbe sentire molto comodo nel pensare che inutilmente fino dalla sua prima elezione nel 2014 ha dichiarato di metterci la faccia nel sanare, definitivamente, questo problema e che oggi, maggio 2021, ancora si ritrova sulle spalle questo enorme peso perché tutti i tentativi fatti si sono resi del tutto vani!. (leggi qui)